Si sta meglio dopo essere stati peggio

Ho accompagnato mio fratello al primo giorno di scuola media, perché mia mamma doveva già accompagnare un’altra mia sorella al primo giorno di scuola elementare, naturalmente alla stessa ora. Ho aspettato che lo chiamassero, l’ho guardato entrare in una nuova scuola, in una nuova vita.

Mentre tornavo a casa rimuginando sul fatto che sono passati dieci anni da quando ho vissuto quel giorno in prima persona – dieci anni, oh, son tanti molto, sono metà della mia vita -, sono stata fermata da una vecchietta, incuriosita dal fatto che mi stessi rollando una sigaretta.

All’inizio ho pensato che fosse la solita che voleva farmi la morale, e perché fumi, e non sai che fa male, e inquini, e alla tua età, che le so già tutte queste cose, grazie tante, non c’è bisogno che me le diciate di nuovo. Invece probabilmente aveva solo voglia di chiacchierare, perciò mi sono fermata con piacere quei dieci minuti, mica sono come i miei genitori che oddio che palle la gente che vuole fare conversazione.

Parlando siamo passate dal fumo, al lavoro, alla guerra, ai suoi nipoti che una ha piantato lì la scuola e ora non fa nulla e l’altro è già dottore da cinque anni, vive a Torino e ha sposato una ragazza dell’Austria, all’università, all’adolescenza, ai brufoli quant’era bello schiacciarli quelli con la puntina nera e veniva fuori quel liquido che sembrava un bego, al reciproco ma dimostri meno anni di quelli che hai (lei ne ha 86 e ne dimostra 65, io ne ho 20 e ne dimostro 15, not bad).

È stato bello. Era proprio una signora arzilla. Ecco, io solitamente spero di morire giovane, altrimenti sai che noia, però se avrò una vita lunga spero di viverla come lei. Solo che per sembrare giovani fuori bisogna essere giovani dentro, giovani dentro non nel senso di illudersi di non invecchiare ma nel senso di non stare perennemente a crogiolarsi nell’angoscia del domani.

Io a diciassette anni uscivo per i campi e poi iniziavano a mitragliare e c’era da nascondersi dietro le colline, non sai quante volte mi sono sbucciata le ginocchia per buttarmi a terra, invece voi giovani oggi non fate niente, che è vero, io mi lamento tanto perché domani ho un esame e non so un cazzo, e nemmeno studio, nonostante sia praticamente l’unica cosa che dovrei fare, mentre lei alla mia età era sopravvissuta a una guerra e curava il padre malato. Però è anche un po’ colpa della società, che sui giovani non investe proprio per niente…anche se non basta nascondersi dietro questa evidenza.

Sono una fan del si stava meglio quando si stava peggio, ma forse la verità è che si sta meglio dopo essere stati peggio, che quella signora aveva tutta l’aria di una che i miei problemi adolescenziali erano una guerra incomprensibile, portare a casa la pagnotta, schivare le bombe, ora qualunque sofferenza mi fa un baffo. Se è così, però, noi mi pare che siamo in un momento in cui si sta peggio, quindi dopo dovremmo stare meglio, solo che il nostro stare peggio non è come una guerra, la guerra è sbagliata e si porta dietro tanti orrori ma in qualche modo purifica, è inutile negarlo, un po’ come un brutto litigio tra amici. Le crisi di oggi no. Ci lasciano semplicemente…così, senza speranza nel futuro, senza obiettivi, senza possibilità, a trascinarci aspettando tempi migliori. O almeno questo è vero nel mio caso, perché sono un’inetta.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

33 risposte a Si sta meglio dopo essere stati peggio

  1. Coso ha detto:

    > oddio che palle la gente

    Come non essere d’accordo?

    > che vuole fare conversazione.

    ZOMG, il diaulo.

  2. Signorasinasce ha detto:

    ok, ma devi studiare.
    va bene la vecchietta.
    simpatica.
    tuo fratello, le medie.
    ma devi studiare.
    questo non cambia.
    tanto vale che appoggi il pensiero il prima fila
    🙂

  3. shootanidea ha detto:

    La verità è che il bisogno forgia l’uomo, se tu immetti in una società attrezzata di tutto e in grado di soddisfare ogni capriccio del genere è logico che l’unica cosa che ti verrà da fare sarà stare in panciolle sul divano o sull’amaca. Le due facce della medaglia chi fa un pisolino su un divano e chi in guerra c’ha perso una gamba, un braccio, la vita insomma questa gioventù odierna in cui rientro anch’io fa poco troppo poco per mettersi in mostra.

  4. leparoledinessuno ha detto:

    Se tu sei un’inetta, e pensi, ti emozioni, ragioni su queste cose, cosa dovrebbero essere gli altri ?

    Complimenti per il tuo post.
    Mi è piaciuto tantissimo !
    Ciao.

    • pilar93 ha detto:

      Sono un’inetta perché penso, mi emoziono, ragiono ma…non agisco. Non sono capace.
      Grazie comunque! 🙂

      • Julian Vlad ha detto:

        Ahò, ma c’hai 20 anni, take your time! E studia, che magari non serve a nulla l’esame in sé (a perché la laurea, poi, di sti tempi… detto da uno che non ce l’ha 🙂 ), ma quel che ti resta di ciò che hai appreso. Detto da uno che studiando ha appresso un sacco di cose belle, utili non lo so, ma belle certamente sì 😉

  5. Sir Babylon ha detto:

    Io alla fine a studiare non ce l’ho fatta. Forse non ero abilitato!

  6. Jeremy Merrick ha detto:

    Bel post. Non credo tu sia inetta e qui lo hai dimostrato. Le persone come te si sentono così solo perché magari non hanno ancora trovato la propria strada e non si rassegnano ad una realtà meschina a cui non sentono di appartenere.
    Non ti perdere.. 😉

  7. Enrico M. Scano ha detto:

    Non credo proprio che tu sia inetta. Hai ancora tempo per “svegliarti” e imparare ad agire. Basta volerlo e un giorno lo vorrai. Per il resto, sicuramente si sta meglio dopo essere stati peggio. Io credo che la crisi che stiamo vivendo possa essere paragonata a una guerra. Un giorno ne usciremo. Ci saranno rovine ovunque ma tornerà la speranza. Non mollare, studia per gli esami e sii tenace. La grinta non ti manca. E poi che emozione accompagnare il proprio fratellino al primo giorno di scuola. Non è roba di tutti i giorni. Ps e ora faccio il noiosone, anche se lo sai, te lo ripeto: fumare fa male! Stop it!

    • pilar93 ha detto:

      Lo so che fa male, uffi! Ma fa parte della mia inettitudine. So che devo smettere, ogni giorno mi dico che devo smettere, e poi non smetto.

      Spero di riuscire a svegliarmi prima o poi. Su tutto. Sullo studio, sul fumo, sul fare qualcosa nonostante la crisi e tutti gli ostacoli del mondo…

  8. Enrico M. Scano ha detto:

    Io scommetto che ci riuscirai un giorno

  9. afinebinario ha detto:

    Appena salterà quel tappo che t’impedisce di agire … ne vedremo delle belle!
    Forza Pilar93 che sei una ragazza in gamba, posso scommetterci 😉
    un abbraccio

  10. Fedifrago ha detto:

    Dei miei vent’anni ricordo la voglia di cambiare un mondo che non ci piaceva; non ho potuto cambiare il mondo, ma neppure mi sono lasciato cambiare e mi sono costruito una vita su misura. È stato faticoso ed impegnativo, ma ci sono riuscito. Ora,invece, vedo molti ragazzi che, come te, aspettano che il mondo cambi da solo; forse è anche colpa della mia generazione, che non ha saputo insegnarvi ad agire e lottare per il cambiamento.
    (ho due figli della tua età, una agisce e l’altro attende)

  11. Julian Vlad ha detto:

    Per quella che è la mia esperienza personale, posso confermare ciò che ipotizzi: si sta meglio dopo essere stati peggio. Niente ti fa apprezzare di più la vita come l’aver lottato con le unghie per riconquistarla. Il che non implica necessariamente una guerra, una malattia o similare drammatica circostanza. E’ sufficiente essere in conflitto con se stessi, come appari tu nel momento in cui vorresti, e non riesci a fare. Io alla tua età avrei voluto, ma non riuscivo a capire come. E non trovavo nessuno che me lo spiegasse. Poi qualcuno l’ho trovato, anzi più di qualcuno, ma ci è voluto del tempo, e qualcosa (per non dire molto) ho imparato anche per conto mio.
    Il nostro peggior nemico è dentro di noi, ma a volte scopri che il diavolo non è così brutto come uno se lo immagina; soprattutto se si tratta del proprio demonietto interiore, che poi ti accorgi in fondo essere carino e divertente, proprio una sagoma, e se riesci a fartelo amico diventerà la tua forza, anziché il tuo freno. Il “se” è tanto per dire, ovviamente: io lo so che ci riuscirai 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...