It’s fucked up, ain’t it?

Ho appena letto un post che si conclude con questa frase:

Tra le tante cose che necessitano della co-presenza fisica va annoverata la possibilità di rimanere in silenzio.

Rimanere in silenzio con qualcuno è bellissimo. Il silenzio è bello. «Words are very unnecessary, they can only do harm», lo dicevano i Depeche Mode con Enjoy the silence, lo diceva anche Uma Thurman in Pulp Fiction, «È solo allora che sai di aver trovato qualcuno davvero speciale: quando puoi chiudere quella cazzo di bocca per un momento e condividere il silenzio in santa pace».

Però è necessaria la presenza fisica. Per il semplice fatto che, se io al telefono me ne sto zitta o se in chat smetto di scrivere, l’interlocutore penserà che sono inspiegabilmente defunta oppure, se mi conosce un pochino, che sto avendo un momento di incazzatura o di depressione improvvisa. Quando magari vorrei solo sorridere e ascoltare il vento.

Se non si è fisicamente vicini, è impossibile distinguere le sfumature di un silenzio. Ci vogliono gli occhi. Ci vuole l’espressione. Ci vogliono i gesti, gli abbracci magari.

Ed è una cosa che in questo momento mi fa sbarellare, perché non sempre la co-presenza fisica è concessa.

Le distanze ci informano che siamo fragili.

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21 risposte a It’s fucked up, ain’t it?

  1. Valentina ha detto:

    Sai, non è sempre così però.
    Io il mio ragazzo ce l’ho lontano, ma a volte capita che io stia zitta al telefono oppure che non scriva nulla quando messaggiamo. E lui capisce, altrochè se capisce!

  2. Sir Babylon ha detto:

    Io a volte al telefono me la dimentico questa cosa del silenzio.

  3. Andrea Magliano ha detto:

    Le distanze ci ricordano che siamo fragili, ma al tempo stesso ci tirano fuori (se vogliamo) nuove forze 🙂 Pensa che io al telefono a volte mi ammutolisco oppure faccio le ‘facce’ e poi mi dico ‘cazzarola, ma il mio interlocutore non mi può vedere!’ 😉

  4. franciswolves ha detto:

    “Vieni da me” è il mio cavallo di battaglia al karaoke 😀

  5. afinebinario ha detto:

    Rimanere in silenzio e dopo un po’ domandare ” scusa … cosa stai dicendo?”.
    E l’altro rispondere: “ma… non ho parlato”.
    “Strano, mi era parso”.
    Mi è capitato. Ho sentito parole non dette eppure ascoltate.
    Potere del silenzio.
    un abbraccio Pilar93

  6. nanalsd ha detto:

    A volte la co-presenza non è possibile, e quanto fa soffrire questa cosa?
    Però io credo che con un po’ d’impegno si possa superare.
    A volte si buttano via occasioni solo per paura di soffrire troppo

  7. mrfoxjumper ha detto:

    e vieni da meeeee abbracciami e fammi sentire che son solo mie piccole pauree, quante volte ce ne dimentichiamo? vedo un sacco di gente che ha il ragazzo o la ragazza e non si rendono conto di quanto so fortunati.
    Comunque penso che ci vogliano sia silenzi sia parole sia abbracci e quando arriveremo al punto di non doverci più domandare quanto dovremmo stare in silensio o quanto dovremmo parlare, ad allora avremmo trovato l’equilibrio giusto

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