In memoriam

Ho preso la torcia dal mio zaino e l’ho puntata contro il libro. Ho visto le cartine, i disegni, le foto prese da giornali e riviste e da Internet, e quelle che avevo scattato io con la macchina del nonno. C’era tutto il mondo lì dentro. Finalmente ho trovato il corpo che cadeva.
Era papà?
Forse.
Chiunque fosse, era qualcuno.
Ho strappato le pagine dal libro.
Le ho rimesse in ordine al contrario, in modo che l’ultima fosse la prima e la prima fosse l’ultima.
Le ho sfogliate velocemente e sembrava che l’uomo stesse alzandosi nel cielo.
E se avessi avuto altre fotografie, sarebbe volato dentro una finestra e dentro la torre, e il fumo sarebbe stato aspirato nel buco da cui l’aereo stava per uscire.
Papà avrebbe lasciato i suoi messaggi a rovescio finché la segreteria sarebbe stata vuota, e l’aereo sarebbe volato all’indietro, fino a Boston.
Papà avrebbe preso l’ascensore per scendere in strada e schiacciato il bottone per l’ultimo piano.
Avrebbe camminato all’indietro fino al metrò e il metrò sarebbe andato indietro nel tunnel fino alla nostra fermata.
Papà avrebbe superato il tornello all’indietro e poi fatto sfilare al contrario la sua tessera della metropolitana, e sarebbe tornato a casa camminando all’indietro mentre leggeva il ‘New York Times’ da destra a sinistra.
Avrebbe sputato il caffè nella tazza, si sarebbe sporcato i denti e si sarebbe messo i peli in faccia con il rasoio.
Sarebbe tornato a letto, la sveglia avrebbe suonato al contrario, e lui avrebbe fatto i sogni al contrario.
Poi si sarebbe alzato alla fine della sera prima del giorno più brutto.
Sarebbe indietreggiato in camera mia fischiettando al contrario ‘I Am The Walrus’.
Sarebbe stato nel letto con me.
Avremmo guardato le stelle sul soffitto, che avrebbero allontanato la luce dai nostri occhi.
Io avrei detto: «Niente» alla rovescia.
Lui avrebbe detto: «Sì, pulce?» alla rovescia.
Io avrei detto: «Papà?» alla rovescia, che non è così diverso da papà detto normalmente.
Mi avrebbe raccontato la storia del sesto distretto, dalla voce nel barattolo fino all’inizio, da «Ti amo» a «Una volta, ma tanto tempo fa…»
E saremmo stati salvi.
(Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino)

Stamattina mi sono svegliata e, quando ho visto che giorno era, mi sono chiesta se qualcuno si sarebbe ricordato delle Torri Gemelle nel bel mezzo di tutto ‘sto casino della Siria.

Ho notato che i Capi di Stato sono molto bravi sia nel fare le tigri sia nel fare, appena se ne presenta l’occasione, le vittime innocenti (della serie ‘guardate-quei-cattivoni-musulmani-cosa-ci-hanno-fatto’). Chissà se capiranno mai che le uniche vere vittime sono le persone che nel loro Stato hanno avuto la sfortuna di viverci dentro.

Lo sporco gioco del potere sarà sempre più forte di noi.

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7 risposte a In memoriam

  1. afinebinario ha detto:

    E’ proprio una tristezza sapere che nel mezzo ci siamo noi! 😦
    un caro saluto

  2. Enrico M. Scano ha detto:

    Le ultime sei righe sono di una verità disarmante purtroppo!

    • pilar93 ha detto:

      ‘Disarmante’ è perfetto come aggettivo. Sto riflettendo su queste cose da un po’ di giorni, mi chiedo cosa potrei mai fare io che sono piccola e…no, non posso fare niente per cambiare le cose, almeno non ai piani alti. Da quel punto di vista sono disarmata, siamo disarmati.

  3. Enrico M. Scano ha detto:

    Qualcosa l’hai già fatto. Hai scritto questo bel post e hai dato un parere critico sulla vicenda ragionando con la tua testa. È molto, fidati! 🙂

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