Ogni ora

Ogni ora.

Usciva ogni ora, si prendeva una pausa di pochi minuti. Ma non usciva nel cortile interno, insieme a tutta la gente che ci stava, invece che per studiare, per fare caciara con gli amici – usciva proprio dalla biblioteca. E rimaneva lì, sul marciapiedi, lo sguardo fisso, le cuffie nelle orecchie. Non faceva nulla. Solo, ascoltava.

Non sembrava un tipo pensieroso, era questa la cosa strana. Lui era appunto una delle persone che più amava ciondolare per la biblioteca, salutare gli amici, sigaretta in cortile, caffè alle macchinette, poi su al primo piano e poi di nuovo giù, e seduto a un tavolo con un libro aperto davanti non lo si vedeva mai.

Eppure doveva esserlo, pensieroso. Uno che sta lì così, a guardare nel vuoto, con la tipica espressione da poeta maledetto. Alla faccia dello stress da esami – che quello ognuno lo metabolizza come è capace.

Non si dovrebbe mai andare contromano per strada, anche se sei su una bicicletta, è pericoloso, ed è sbagliato, e non si fa punto e basta.

Andare contromano è l’unica cosa sbagliata che faccio, è un mio piccolo strappo alla regola che mi ricorda che non sono perfetta, che gli altri sbagliano, ok, ma sbaglio anch’io.

Ogni giorno andava in biblioteca, ogni ora usciva dalla biblioteca per rientrare poco dopo. Mettere la testa in pausa con un po’ di musica può far bene, certi libri universitari sono oggettivamente instudiabili se ogni tanto non si stacca.

Certo che era diventato ancora più snob di quanto sembrava prima. A malapena salutava chi gli passava di fianco. Con le persone ricche è sempre così, pare ti facciano un favore a darti un minimo di attenzione. Dava attenzione solo alle sue cuffiette.

Questa è la mia segreteria telefonica. Ed è una gran bella segreteria telefonica. Se ho il cellulare spento evidentemente è perché non è così importante averlo sempre acceso, se hai bisogno di me mi trovi in casa, o più probabilmente sono uscita a fare un giro, perché il mondo è bello, ci sono un sacco di cose stupende là fuori, e dovresti smetterla di stare sempre al telefono, che poi ti dimentichi la faccia di chi ti vuole bene. Ed è anche cancerogeno, ma di questo non sono sicura. Se non puoi proprio farne a meno, lascia un messaggio.

Chissà poi che musica ascoltava. Non un solo movimento anche impercettibile poteva dare un indizio. Forse era qualcosa tipo Einaudi, o qualche altro pianista, a volte succede di concentrarsi così tanto sulle singole note da dimenticarsi di respirare, ma anche per questo lui non era il tipo. Lui era più il tipo da serate per gente supercool superglamour supertrendy e altri aggettivi così – chi non è cool glamour trendy ne conosce pochi di aggettivi del genere, e suonano pure strani.

ω ω ω ω ω ω ω ω ω ω

Tira fuori il cellulare dalla tasca. Al cellulare sono attaccate le cuffiette. Cuffiette che non possono più stare attaccate ad un iPod, perché il suo iPod si è rotto per un incidente in bicicletta. Tanto è solo un oggetto. È solo un oggetto, mica una persona.

Poi volendo gli oggetti rotti si aggiustano, o si ricomprano, ma le persone no. Mettiamo il caso che una persona in bicicletta, che magari ascolta la musica a volume troppo alto, vada a schiantarsi contro una macchina: se è fortunata si fa molto male, se è molto fortunata si rompe una gamba e in un paio di mesi è a posto, ma tutto dipende dalla forza dell’urto, si può anche morire, e in quel caso non bastano un paio di mesi per rimettersi a posto, non basta neanche una vita, non basta neanche l’eternità.

Questa è la mia segreteria telefonica. Ed è una gran bella segreteria telefonica. Se ho il cellulare spento evidentemente è perché non è così importante averlo sempre acceso, se hai bisogno di me mi trovi in casa, o più probabilmente sono uscita a fare un giro, perché il mondo è bello, ci sono un sacco di cose stupende là fuori, e dovresti smetterla di stare sempre al telefono, che poi ti dimentichi la faccia di chi ti vuole bene. Ed è anche cancerogeno, ma di questo non sono sicura. Se non puoi proprio farne a meno, lascia un messaggio.

Ancora la segreteria, un’ora dopo. Il cellulare sempre spento. In effetti è coerente, non puoi dire agli altri dovresti smetterla di stare sempre al telefono e poi agire al contrario. Però il cellulare si può anche accendere.

Si accenderà solo se sarà qualcun altro a farlo. La ragazza che l’ha comprato non può più accenderlo. Le sue dita sono troppo rigide e troppo fredde, troppo immobili.

A volte l’urto è fortissimo e non hai neanche tempo di pensare ‘sto morendo’. Doveva essere stato così per lei. È una magra consolazione, convincersi che non avesse sofferto.

Andare contromano è l’unica cosa sbagliata che faccio.

Non è vero, ne hai fatta un’altra di cosa sbagliata: morire.

Questa è la mia segreteria telefonica. Ed è una gran bella segreteria telefonica. Se ho il cellulare spento evidentemente è perché non è così importante averlo sempre acceso, se hai bisogno di me mi trovi in casa, o più probabilmente sono uscita a fare un giro, perché il mondo è bello, ci sono un sacco di cose stupende là fuori, e dovresti smetterla di stare sempre al telefono, che poi ti dimentichi la faccia di chi ti vuole bene. Ed è anche cancerogeno, ma di questo non sono sicura. Se non puoi proprio farne a meno, lascia un messaggio.

Forse doveva smetterla di chiamare un cellulare spento, spento come la sua proprietaria, ma aveva bisogno di ricordarsi che il mondo era bello. Che la vita andava avanti, anche se non proprio per tutti. Che doveva smetterla di guardare il vuoto e di ignorare gli amici. Che c’era un motivo per quello che era successo (anche se era così assurdo da fargli salire la rabbia, ma una rabbia che saliva solo fino alla gola e poi si bloccava, andava a sbattere su quell’espressione fissa, quasi neutra, che aveva l’abitudine di indossare ormai da due mesi). Che quel dannatissimo cellulare era spento solo perché non è così importante averlo sempre acceso. Che la sua voce era la melodia più bella che avesse mai sentito, e ne valeva mille di pianisti. Che se avesse avuto ancora bisogno di lei l’avrebbe trovata a casa sua, sorridente e bella come un tempo. La sua faccia non se la voleva mica dimenticare.

Si toglie le cuffiette dalle orecchie e torna in biblioteca, fingendosi un ragazzo spensierato come gli altri, più degli altri. Per il momento la sua dose l’ha avuta, la prossima tra un’ora.

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14 risposte a Ogni ora

  1. leparoledinessuno ha detto:

    Scusa, so che magari è un luogo comune, ma mi va di dirti col Cuore ‘Ti voglio bene’ !

  2. harleyquinn86 ha detto:

    bello! 🙂

  3. Vuc's ha detto:

    Che bella storiella!!! Brava bravissima!

  4. r. ha detto:

    Una delle cose più belle che ho letto negli ultimi tempi. Brividi e occhi lucidi ne sono la prova.

    Complimenti…

  5. Un matrimonio perfetto (o quasi) tra narrazione e drammaticità. Brava !

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