I guess I know, I just HATE how it sounds. (ovvero: la versione realistica di una storia da film)

Questa storia inizia nel 2010. Tre anni fa, attimo più attimo meno. Era la classica cotta per il compagno di classe che non ti cagherà mai, ed è capitata alla sottoscritta, che non solo non sarebbe mai stata cagata da quel ragazzo ma non sarebbe mai stata cagata da alcun ragazzo – o almeno così lei credeva all’epoca.

[Oh, raga’, cerco di farla breve, ma non so se ci riuscirò, nel caso questo post diventi lungo fate sempre in tempo ad andarvene.]

Prima di prendermi una cotta per lui, lui era un po’ quello che si subiva i miei discorsi deliranti sulla mia cotta di turno. E poi la mia cotta è diventato lui, e da lì è stato tutto più difficile.

A fine ottobre 2010, quinta superiore, siamo andati in gita a Parigi. A 17 anni non avevo mai bevuto né fumato, lì ho fatto entrambe le cose “per lui”. Mi ricordo ancora quando cercava di insegnarmi a buttare già il fumo, quel maledetto. Mi ricordo tantissime cose di quella gita, come potrebbe essere altrimenti?, e il momento migliore è stata la notte che ho dormito nel suo letto. In verità è stata la notte più terribile della mia vita, ero nel buco tra due letti, stavo morendo di caldo per l’agitazione, avevo paura che mi uscissero dei rumori di pancia, e di certo non potevo addormentarmi perché russo tantissimo, e in più mi sarei vergognata anche solo a sfiorarlo, lui.

Mi sono dichiarata alla fine della gita, sul pullman di ritorno, e sono stata rifiutata in malo modo. Il malo modo è stato il seguente:
IO: Devo dirti una cosa.
P.: Dimmi.
IO: Tu mi piaci. Tanto.
P.: Sì, l’avevo intuito.
IO:
P.:
IO:
P.: Posso tornare a dormire ora?
IO: …ok.
P.: Posso appoggiarmi alla tua spalla?
IO: …fa’ pure.

Se non è ‘malo modo’ questo, ditemi voi cosa lo è.

Mi ha spezzato il cuore, e ha continuato a spezzarmelo ogni giorno per i successivi sette mesi. Un giorno era tutto pieno di attenzioni per me, il giorno dopo manco mi guardava, per settimane mi ha odiato solo perché, per una stronzata, la metà figa della classe mi odiava. E così fino alla fine dell’anno scolastico. Capodanno l’avevamo passato insieme, e lui quella sera ci ha provato con me, da ubriaco, e io non ci sono stata, perché mi ha detto cose del tipo «Voglio solo te, non mi interessa niente delle altre» che mi hanno distrutto perché non erano vere, era solo l’alcol che parlava.

Ora facciamo un salto temporale e arriviamo al 3 marzo 2013. (So che sembro una psicopatica a ricordarmi le date in questo modo, ma vi assicuro che…no ok, la sono.)

Vi riassumo la parte in mezzo. Siamo andati entrambi all’università, due facoltà molto simili ma in due città diverse. Ho smesso di sentire quasi tutti i miei compagni, perché i miei amici sono altri. Però ci si beccava insieme ogni qualche mese per mangiarsi una pizza. Per me tutte le volte era un’ansia. Rivedere lui e vedere le mie compagne tutte belle e tutte realizzate, con un sacco di cose da raccontare, rivedere lui, rivedere lui. Fargli capire cosa si era perso – anche se dal mio punto di vista non si era perso proprio un bel niente. Nel frattempo io stavo con un ragazzo, ci sono stata insieme poco più di un anno.

Tornando a marzo 2013, io una sera ho sentito la sua mancanza. Non so bene perché. Ho sentito la mancanza anche solo di parlare con lui, di scherzarci insieme come quando niente era ancora andato a puttane. Forse è stato perché mi sono messa a rileggere i miei vecchi diari. Ma il fatto è che questa più che la causa era la conseguenza di una sensazione che già avevo.

E così gli ho scritto. Gli ho scritto mi manchi, gli ho chiesto come stai, gli ho detto mi dispiace aver perso ogni rapporto con te.

Sorprendentemente, mi ha risposto. Mi ha risposto e mi ha chiesto di uscire. Mi ha chiesto di uscire e siamo usciti davvero, cinque giorni dopo. Siamo usciti davvero e lui ci ha provato con me, davvero.

e io l’ho respinto. L’ho respinto per un miliardo di motivi. Anche per paura? Sicuramente. Ma i motivi principali riguardavano le nostre diversità di vedute e soprattutto il fatto che pensavo mi prendesse in giro, che non volevo essere il suo trofeo di quella serata, che non mi fidavo, che io non riesco a baciare uno se non so che prova qualcosa per me. Io. l’ho. respinto. IO. Era l’8 marzo; non mi sono mai sentita così donna.

Si è fatto risentire. Abbiamo iniziato a frequentarci. Una/due sere a settimana. E piano piano mi sono lasciata andare. Le prime volte è stato difficile. Lui mi diceva di essere cambiato, ma ci ho messo un po’ a rendermene conto in prima persona, perché per me rimaneva quel P. che mi trattava dimmerda al liceo, e non potevo credere di avere dei suoi messaggi con un cuore, di essere nella sua macchina, di toccarlo davvero. Non avevo fiducia in me stessa, più che altro.

Poi ho iniziato a fidarmi di lui. Ho iniziato a non fermarmi all’aria scocciata che aveva all’inizio di ogni serata, ho imparato a essere io quella allegra e su di giri in modo da contagiare anche lui – cosa che a chiunque sembrerebbe una vaccata, ma per me era molto difficile, perché semplicemente io…non sono il tipo. E lui ha iniziato a fare il tenero. A guardarmi in un modo che non sembrava vero, a sorridermi con gli occhi.

È stata una storia che graduale è dire poco, ma mi piaceva. Ero incazzata e ansiosa metà del tempo eh, ma sempre per il discorso di prima, che faticavo a credere a quello che stava succedendo.

Dopo circa due mesi gli ho chiesto cos’eravamo, e dopo un luuungo discorso la conclusione è stata questa:
IO: Comunque non stiamo ancora insieme, giusto?
P.: Non lo so…tu vuoi che stiamo insieme?
IO: Mi prendi in giro?
P.: Ok, ok. …ok, stiamo insieme.
(sono quei dialoghi talmente a caso che puoi solo reagire con un «Ah ok.»)

Una settimana dopo mi ha tradita. Era ubriaco marcio. Il giorno dopo me l’ha detto e mi ha lasciata. Ora, non prendetemi per una debole. Sì, sono debole, ma in quel caso sono stata forte, l’ho perdonato senza rimuginarci su neanche un attimo, senza rinfacciarglielo. Così un paio di settimane dopo siamo tornati insieme, e la cosa bella è che lui era sorpreso, perché, essendo stato tradito in passato, credeva che non avrei mai più voluto rivederlo.

Da lì siamo andati avanti ancora un mesetto. Tutto bene, tutto magico, io ogni sera che uscivo con lui tornavo con gli occhi a cuoricino, lui era sempre più il-mio-moroso, mi diceva che avevo tutto il diritto di pretendere da lui cose tipo farsi sentire di più, vedersi di meno con una sua amica con cui passava un sacco di tempo per studiare…ma io non le ho pretese mai, queste cose. Volevo solo avere pazienza, aspettare finché lui non si fosse sentito spontaneamente di farle. Senza pressioni inutili. Alcune cose infatti son venute da sé, anche solo il fatto che una volta abbia finto di essere a letto per poi presentarsi dieci minuti dopo nel bar in cui ero. Per come è lui, questa è un’enormità.

Vorrei poter dire tante altre cose, ma il punto è che ci sarebbero troppi piccoli episodi e troppe parole da passare al setaccio, e ormai è inutile, perché mi ha lasciata. Proprio nel momento in cui le cose andavano meglio. Mi ha lasciata perché non riusciva ad accettare uno dei miei principi più importanti. Non vi dirò qual è, ancora non me la sento, dirò solo che lui lo sapeva da anni, la prima sera gliel’avevo ripetuto, un sacco di altre volte gliel’avevo ribadito, in modo più che esplicito, precisando che non sarei cambiata per lui, e lui sempre a dirmi che sì, che mi rispettava, che cercava di capirmi, che andava bene, che lui voleva solo me e per questo era disposto ad accettare una cosa così.

Ma non ce l’ha fatta. Non riesco a odiarlo però. Perché è stata una cosa umana, ed è stato onesto. Perché anche lui ci è stato male, e lo so perché due sere dopo l’ho aspettato sotto casa per dirgli che lo amavo, che potevamo provarci un po’ di più, e lui ha ripetuto che avrebbe voluto ma non se la sentiva, e siamo entrati ognuno nella propria macchina e abbiamo pianto entrambi, io molto di più, e poi mi hanno telefonato due suoi amici che non mi hanno mai visto in vita loro per dirmi che vederlo così li rendeva tristi e che ci avrebbero aiutato loro a sistemare le cose.

Però lui la sua decisione già l’aveva presa, seppur non a cuor leggero. Quando lui fa una scelta è quella, che peraltro – ironia della sorte – è una delle cose che mi aveva fatto ri-innamorare del nuovo P.

Dopo alcune vicissitudini, mi ha tolto perfino l’amicizia su Facebook. Sì, è una cazzata, ma io ci sono rimasta. Mica gli avevo fatto niente di male, né lui l’aveva fatto a me. Un paio di settimane fa mi ha riaggiunta. Boh, chi lo capisce è bravo.

Oggi sono andata in biblioteca dopo tanto tempo che non andavo…e c’era pure lui. Con la sua amica. Ho visto prima l’amica che lui. Ci siamo incrociati mille volte e non mi ha salutato. Zero. Sono rimasta qualcosa come quattro ore e non ho studiato una sega. Mi mancava il respiro, e mi sentivo come se il cuore dovesse scoppiarmi da un momento all’altro. Non me l’aspettavo, perché ormai sono passati due mesi, e stavo cercando di non pensarci più.

Ma è difficile, cazzo.

I still wish you the best of luck, baby
And don’t go thinking that this was a waste of time
I couldn’t forget you if I tried
You killed what was left of the good in me
I’m tired, so let me be broken
Look down at the mess that’s in front of me
No other words may be spoken
And I’ve got nobody else to blame, though I tried
Kept all of my past mistakes down inside
I’ll live with regret for my whole life

Il titolo di questo post è preso dalla canzone che P. faceva andare a ripetizione mentre ci stavamo lasciando, cioè One thing dei Finger Eleven.

Va be, dai, cancellate tutto quello che avete letto, tanto la verità è un’altra, la verità è che io non sono mai stata innamorata di lui, che mi sto solo suggestionando perché mi piace atteggiarmi ad eroina tragica capace di grandi sentimenti in mezzo a grandi sofferenze, io non sono mai stata innamorata di nessuno, di nessuno dei numerosi ragazzi per cui ho preso una sbandata. Ma, siccome la mia contraddittorietà non ha limiti, io mi innamoro un giorno sì e uno no. Mi innamoro di ragazzi che passano per strada, mi innamoro di parole che leggo in un blog, mi è successo, sì, anzi mi succede, mi succede spesso, e provo davvero qualcosa di fortissimo, ma mi sento talmente frivola che mi odio.

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25 risposte a I guess I know, I just HATE how it sounds. (ovvero: la versione realistica di una storia da film)

  1. ludmillarte ha detto:

    se ciò che hai voluto omettere nel post è ciò che penso, “tutto” si spiega. solo sulla base di ciò che hai raccontato, e lo sottolineo, mi pare che lui ti abbia voluto sufficientemente bene ed abbia chiuso così drasticamente con te per non tradirti, non farti soffrire e non sentirsi pesanti sensi di colpa. perdonami, ma se così fosse (sempre e solo sulla base della mia teoria), lo apprezzo perchè ha capito i suoi bisogni e non ha voluto prenderti in giro proprio per il rispetto che ti portava e porta. per alcune persone è meglio chiudere drasticamente che mantenere un filo di collegamento che le farebbe soffrire ancor più. scusa la sincerità, ma ci sono passata e mi dispiace riascoltare in altri questa sofferenza. ciao!

    • pilar93 ha detto:

      Certo, infatti io l’ho apprezzato tanto. Per questo – ripeto – non sono arrabbiata, non lo odio. È stato onesto, anche se ci ha messo tre mesi per esserlo.

  2. ludmillarte ha detto:

    ecco, tanto presa nel rivivere quel ricordo, non ti ho fatto i complimenti per il post!

    • pilar93 ha detto:

      Ahahah tranquilla! Grazie per i complimenti, in realtà pensavo facesse schifo perché l’ho scritto tra l’una e le due di notte e mi sono addormentata un sacco di volte sulla tastiera. E nel dormiveglia io scrivo le peggio cose.

  3. Valentina ha detto:

    Se ho capito qual è “uno dei tuoi principi più importanti”, allora ti capisco perchè è anche il mio, almeno lo è stato fino ad ora. Non puoi cambiare per chiunque, ma quando senti dentro di te che per una persona puoi (e vuoi) farlo, significa che lui è quello giusto e quello che provi è vero. Se con lui non volevi cambiare idea, non eri davvero innamorata.
    Mi pare di capire che fosse un migliore amico, no? A volte capita che l’affetto che provi per il tuo migliore amico lo confondi con qualcos’altro. Però io non so realmente quello che avete passato, non posso dirlo.

    • pilar93 ha detto:

      No, in realtà (s)fortunatamente non è mai stato un migliore amico. Era…diciamo…un buon compagno di classe amico.
      Una parte di me crede di essere stata innamorata, perché per lui avrei fatto praticamente ogni cosa. Non gli ho nemmeno mai fatto una scenata di gelosia, che per come sono io è assurdo.
      Però ci sono cose che semplicemente non si cambiano, perché sono cose superiori.

  4. firesidechats21 ha detto:

    Ah quindi quello di innamorarsi a manetta è un morbo diffuso, meno male 😀

    E comunque OHCCOMETICAPISCO…MA! si stringono i denti e si va avanti. E basta ricordi, ché tanto la faccia dei ricordi cambia di continuo, a voler attribuir loro un’identità non ti passa più 🙂

  5. leparoledinessuno ha detto:

    Mi piace molto il tuo Post !
    Sarà perchè c’è tanto il sapore di storie vere (… e comuni a tanti)
    Ciao.

  6. Sir Babylon ha detto:

    HO CAPITO CHI SEI! Il tuo ultimo post sul vecchio blog riguardava i Depeche Mode? Comunque ho una discreta esperienza di cotte liceali. Solo che nel mio caso venire ricambiato andava oltre il difficile! 🙂

  7. Andrea Magliano ha detto:

    Ciao Pilar, ho letto con molto interesse questo tuo post e volevo commentarti. Ma ripeterei solo e soltanto le parole usate da Ludmilla. I rapporti umani sono molto strani. Commettiamo a volte alcuni errori veniali dettati dall’immaturità (come quando non ti rivolse la parola perché la metà classe figa non te la rivolgeva), ma poi si è messo in gioco e in un modo e nell’altro il destino vi ha fatto reincontrare e unire. Vi siete trasmessi qualcosa di prezioso e a volte si dimostra anche il proprio bene e il proprio voler bene nelle separazioni e nel saper andare. Viviamo sempre di pancia, ma anche di testa e a volte bisogna saper dare il giusto peso a entrambi. In ogni modo è un’esperienza importante, un toccasana per crescere 🙂 Un caro saluto!
    Andrea

  8. leparoledinessuno ha detto:

    Ciao.
    Ho riletto con più attenzione il tuo Post.
    Ci ho trovato tante cose che sono anche le mie.
    Se quello che non dici è quello che penso, anche io, da maschio, la penso esattamente come Te !
    Forse sarò anomalo, ma non la vedo come gli altri ‘maschi’ e credo che quei sentimenti che hai descritto, sono anche un pò i miei.
    Tante cose si sviluppano nel Cuore, passano al Cervello, in qualche modo metabolizziamo tutto ed aspettiamo che capiti sempre qualcosa di meglio… Che il tutto vada a crescere nel modo che vogliamo…Perchè in qualche modo ci crediamo davvero, crediamo davvero di essere nel giusto.
    Ma le vicende umane sono sempre le stesse, sempre più scontate e ci si accorge che alla fine i mille colpi di fulmine non si riescono MAI ad aggregare in uno SOLO !
    Sai qual’è il tuo problema ?
    Sei troppo intelligente !
    Mi sa che ti frega sta cosa….

    Complimentissimi !
    Ciao.
    Stefano.

    • pilar93 ha detto:

      Anch’io pensavo che il mio problema fosse che sono troppo intelligente. Ma di recente ho scoperto che non esatto. Il mio problema è che CREDO di essere troppo intelligente…e non la sono.

  9. love2lie ha detto:

    bel post, leggerlo è stato davvero piacevole. Però mamma mia quanto mi sono identificato con il tuo P mentre scorrevo il racconto ! Purtroppo (o forse non purtroppo) ho agito nei suoi stessi modi e con i suoi stessi tempi in più di un’occasione.Saremo noi uomini degli esseri privi di razionalità, chi sa..Nel dubbio adesso che mi sento in colpa scrivo a una delle ragazze che non ho trattato benissimo ai tempi delle superiori per chiederle come va

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