Pensa prima di sparare

Sei dunque inescusabile, chiunque tu sia, o uomo che giudichi; perché mentre giudichi gli altri, condanni te stesso; infatti, tu che giudichi, fai le medesime cose. (Romani 2,1)

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Una giovane coppia di sposi novelli andò ad abitare in una tranquilla cittadina.
Una mattina, mentre bevevano il caffè, la moglie, guardando attraverso i vetri della finestra, si accorse come dall’altra parte della strada un’altra donna stendeva le lenzuola del bucato sullo stendibiancheria. “Guarda”, esclamò la moglie incuriosita “guarda come sono sporche le lenzuola che la nostra vicina ha finito di lavare; forse avrebbe bisogno di un detersivo buono come quello che uso io; magari uno di questi giorni andrò a mostrarle il mio che certamente rende le lenzuola bianchissime”.
Il marito guardò, ma non disse nulla. La stessa scena e lo stesso commento si ripeterono più volte mentre la vicina stendeva al sole la sua biancheria, ma la donna non ebbe mai la voglia di dialogare con la sua vicina.
Passò un mese e finalmente una mattina con stupore si accorse che le lenzuola stese al sole dalla vicina questa volta erano davvero bianche e pulite. Allora disse al marito: “Guarda, la nostra vicina ha imparato come si fa il bucato; le lenzuola finalmente sono bianche”.
Il marito la guardò in viso e poi le disse: “Io penso che quella donna abbia lavato le lenzuola sempre allo stesso modo. La novità sta nel fatto che questa mattina, prima di colazione, ho pulito i vetri della nostra finestra”.

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In Gilberto de Nucci c’è una eccellente immagine riguardo al nostro comportamento. Secondo lui, gli uomini camminano sulla superficie della Terra in fila indiana, ciascuno trasportando un sacco davanti e un altro dietro.
Nel sacco davanti, noi mettiamo le nostre qualità. Nel sacco di dietro, serbiamo tutti i nostri difetti.
Perciò, durante il viaggio della vita, teniamo gli occhi fissi sulle virtù che possediamo, legate al nostro petto. Nello stesso tempo, notiamo impietosamente, sulle spalle del compagno che ci sta davanti, tutti i difetti che egli possiede.
E ci riteniamo migliori di lui – senza capire che chi ci segue sta pensando la stessa cosa di noi. (Paulo Coelho)

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A una donna che si accusava di frequenti maldicenze, San Filippo Neri domandò: “Vi capita proprio spesso di sparlare così del prossimo?”. “Molto spesso, Padre”, rispose la donna. “Figliola, il vostro errore è grande. È necessario che ne facciate penitenza. Ecco cosa farete: uccidete una gallina e portatemela subito, spennandola lungo la strada da casa vostra fin qui”.
La donna ubbidì, e si presentò al santo con la gallina spiumata.
“Ora”, le disse Filippo, “ritornate per le strade attraversate e raccogliete ad una ad una le penne della gallina”. “Ma è impossibile, Padre”, ribatté la donna, “col vento che tira oggi non si troveranno più”.
“Lo so anch’io”, concluse il santo, “ma ho voluto farvi comprendere che se non potete raccogliere le penne di una gallina sparpagliate dal vento, come potrete riparare a tutte le maldicenze gettate in mezzo alla gente, a danno del vostro prossimo?”.

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Capita spesso, a lavoro, con gli amici, dal parrucchiere, al bar, di essere coinvolti in conversazioni che più o meno velatamente mirano a screditare terze persone, mirano cioè al pettegolezzo. […] Il confine tra chiacchiere innocenti, supposizioni maliziose, dicerie, insinuazioni e malignità, è labile e sottile, cammina su un terreno scivoloso, lavora sottilmente, con conseguenze drammatiche. Mormorazioni nella maggior parte dei casi basate sul ‘sentito dire’ e dunque senza fondamento, che oltretutto normalmente avvengono di nascosto, sottovoce e alle spalle, si rivelano spesso assai dannose, perché minano la dignità e la credibilità delle vittime, viaggiano a gran velocità in ogni direzione e intaccano la serenità di chi ne è stato fatto oggetto (e in genere anche delle persone a lui prossime). (Una casa sulla roccia – La mormorazione)

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E ora…alzi la mano chi, leggendo tutto ciò, ha pensato a quanto la gente parla e sparla, alle calunnie subite in prima persona per equivoci o per pura cattiveria, ai giudizi che circolano nella propria compagnia di amici o nei vari ambienti in cui è inserito prima che alle proprie maldicenze nei confronti degli altri.

Io sicuramente la alzo. Sono tanto abituata a giudicare – di solito male – che ormai non me ne accorgo nemmeno più.

È anche un po’ per questo che il mondo non cambia.

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12 risposte a Pensa prima di sparare

  1. Un post che fa riflettere, e ci induce ad un esame di coscienza. Che non fa mai male….a proposito..lo sai che quella strega della mia vicina…. 🙂

  2. Vuc's ha detto:

    Mi piace questo collage! Brava e grazie!

  3. LaMusa ha detto:

    Riflettendo su certe cose riesco a vedere il lato “positivo” di non poter sentire come gli altri: non perdo molto tempo in chiacchiere sterili sul prossimo e sui suoi difetti. Mi concentro su quello che per me è essenziale, e che di solito non crea danno, neanche indirettamente, a qualche altra persona.
    Ciao e grazie

  4. ludmillarte ha detto:

    molto interessanti le varie citazioni ben assemblate (mi piace molto sia quella di De Nucci che fa quasi pensare ad una catena di montaggio, che l’immediatezza di quella delle piume di gallina).
    l’abitudine alla critica dell’altro è assai diffusa (il tuo chiedere di alzar la mano induce a riflessione) per svariati motivi dovuti soprattutto all’educazione impartitaci che ci ha fatto sviluppare un mordente senso d’inferiorità, anzichè darci il tempo d’imparare serenamente. così, per sentirci ok è più che naturale che l’istinto sia quello di criticare gli altri. “io sono ok, gli altri no”. il mio ‘in progress’ è al punto che cerco più che posso di sospendere il giudizio. sul parlare male di qualcuno a più di una persona contemporaneamente ricordiamoci che è calunnia, e lo sapessero anche tanti ‘semina- zizzania’ magari rifletterebbero un po’ di più prima di far uscire le loro cattiverie o informazioni. mi fermo va, altrimenti non la finisco più. ciao e grazie 🙂

    • pilar93 ha detto:

      Purtroppo a volte ci cado, dentro la calunnia. Spesso, anzi. La mia paura di non essere accettata dagli altri è tale che quando sono in un gruppo in cui si sparla dietro a qualcuno lo faccio subito anch’io. E poi mi faccio schifo.

      • ludmillarte ha detto:

        mi piace la tua sincerità. questa tua consapevolezza è motivo di crescita. il gruppo è indubbiamente trascinante, ma tu sei tu. quando gli altri sparlano io, per partito preso (magari sbagliando) dentro di me metto in dubbio e penso che non sia vero ciò che dicono (e magari invece lo è!). quello che voglio dire è che è umano incorrere in certi sbagli ed il mio,se di sbaglio si tratta, è : “chi se ne importa se non vi piaccio perchè non la penso come voi e non spettegolo come voi.non mi cercherete più? meglio perdervi che trovarvi.” ovviamente non ci sono arrivata in 4 e 4 otto.prima mi sono perdonata e poi ho iniziato a dire che non si parla dietro a chi non è presente e quindi, in un certo senso, mi sono ritrovata quasi isolata. ma pazienza. meglio pochi, ma buoni! ovviamente sono scelte molto personali. un sorriso per la sincerità e un abbraccio

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