Just an ordinary day

Ultimamente la tele non la guardo mai, tranne a cena quando c’è Reazione a catena. Ma negli ultimi tempi un paio di volte l’ho guardata anche alla sera. Entrambe le volte il canale era Rete 4. Sono vecchia.

Tra l’altro stasera c’era un film, In the name of the king, che mentre lo guardavo pensavo che era veramente brutto (ma d’altronde mi serviva un sottofondo mentre studiavo) e infatti poi ho scoperto che si è preso un casino di nomination ai Razzie Awards, e uno l’ha pure vinto. Però il protagonista era figo, o forse era solo la voce che gli hanno messo in italiano, che è la stessa, per dire, di Earl, e di Buddy-quello-delle-torte, e a me quella voce lì non so perché ma mi arrapa tantissimo.

Oggi non ho fatto proprio un cavolo, a parte studiare e pulire del vomito, e fissare il computer. Welcome to my life! Che poi io ogni giorno mi dico che devo smetterla di lasciarmi assorbire il tempo dal computer, ma è più forte di me. E in fondo è anche per questo che ho guardato quel film brutto, per passare la serata davanti alla tele invece che al computer, per una volta.

No dai, ora esagero, in realtà la sera esco quasi sempre, solo che adesso i miei amici sono sempre in vacanza. Tant’è che stasera, tra la cena e il film, sono uscita ma da sola, tanto per fare un giro e prendere una boccata d’aria e soprattutto recuperare tutte le siga che non mi sono fumata oggi. Sono andata in un posto bello dove vado sempre, che è un quartiere grande ma un po’ mezzo nascosto e soprattutto deserto. E silenzioso. E c’è anche un viale alberato superbello, che per questo è andata a finire che ci ho passato molti dei momenti migliori e peggiori della mia vita, tipo andarci alle sette della mattina di Pasqua con la mia migliore amica dopo tante tante ore che non dormivamo, mettermi insieme a un ragazzo, essere mollata da quello stesso ragazzo, finire di leggere Extremely loud & incredibly close (che sì, Saramago è il mio scrittore preferito ma questo, anche se non è suo, è il mio libro preferito) e piangerci su, uscire con una specie di maniaco, spaccare delle tazze contro un muro per sfogare la rabbia una sera insieme a quattro amici…ma lasciamo stare per un attimo tutte queste cosine, stamattina ho letto sul giornale che ieri in quel posto c’erano dei ladri, e per fortuna che proprio ieri sera, per combinazione, non ci sono passata.

E questo è un post a caso, io di solito quando scrivo è perché ho qualcosa di preciso da dire, insomma c’è un succo, una morale, una conclusione, e invece stavolta no. Ma potrei sempre concludere dicendo che domani porto i miei due fratelli più piccoli in piscina (che ne doveva venire anche un altro ma è appunto quello il cui vomito ho dovuto pulire), non dico che sono stata obbligata perché non è vero, semplicemente mi sono tirata la zappa sui piedi lanciando la proposta. È la prima volta che mi metto il costume quest’anno, e per i miei standard la cosa è perfettamente normale, fate un po’ voi. A me della prova costume e tutte quelle palle lì non me n’è mai fregato niente, solo che poi cammino tra la gente e mi sento a disagio, perché mi sento nuda, che in effetti la sono quasi, però io non mi riferisco solo al corpo, ma anche al dentro, come se quando cammino gli altri potessero leggermi dentro tutto quello che non vorrei si sapesse, però ora che ci penso è inutile preoccuparsi di questo, la gente di leggere dentro agli altri se ne sbatte proprio.

Io a volte mi guardo allo specchio e mi vedo quasi carina, solo che vorrei pensarla così ogni giorno. Soprattutto se è un giorno in cui devo mettermi in costume.

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4 risposte a Just an ordinary day

  1. Vuc's ha detto:

    Certo che a Buddy Valastro ne fan dire di cose… Mmm… Baby… Inforna… A chi non piace la crema… Proprio come lo faceva mia madre… E altro e altro ancora, tutto contornato da Mmm e Baby…

    Poi tu non sei quasi carina, sei molto carinissima! Quindi vai tranquilla e pensa ai fratellini prima che si buttano nell’acqua alta! 😀

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