Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me

Non dormo da 41 ore. La cosa fantastica è che non ho sonno. Però a dire il vero ho un mal di pancia strano e insistente, che deve essere il mio modo di somatizzare la stanchezza, in altre parole è il mio corpo che mi dice che cazzo, devi andare a letto.

Stasera sono andata a casa di un amico in campagna. In questa storia c’è una parte comico-grottesca e una che non so bene come definire ma sicuramente non comico-grottesca.

La parte comico-grottesca ha come protagoniste me e la mia migliore amica, cioè le due persone più adorabilmente sfigate del mondo. L’ultimo tratto di strada prima di arrivare alla casa del nostro amico è sterrato. Io so guidare bene, sul serio, sono un asso, ma…pretendevo di fare quel tratto in seconda. Già. Logicamente mi si è spenta la macchina una cifra di volte, penso anche di aver rovinato le gomme, che tra l’altro sono costate un occhio nella testa (e i miei ancora non le hanno viste, ma già tremo all’idea). Così abbiamo deciso di arrivare in questo modo stentato fino a una casa e abbiamo parcheggiato lì la macchina. Ma noi siamo persone gentili, perciò abbiamo anche suonato il campanello della suddetta casa per chiedere il permesso di lasciarcela, e non so da quanto tempo quelle persone non vedessero un’anima, perché quando poi siamo andate via ci hanno salutato dalla finestra con un trasporto esagerato. Ma comunque. L’ultimo pezzo di strada quindi dovevamo farcelo a piedi. E c’era buio. Ed eravamo due ragazze, sole, praticamente in mezzo ai boschi. Giuro che non si vedeva un cazzo, perché tutto era di colore grigio-nero ed era impossibile distinguere i contorni delle figure. Io mi sentivo tipo così:

A un certo punto sentiamo un cane abbaiare. Non sapevamo da dove venisse il suono, ma sembrava molto vicino. Quatte quatte abbiamo cominciato a indietreggiare, dicendoci l’una con l’altra «Stai calma, non correre» (figuriamoci che io ho paura dei cani anche alla luce del sole). Dopo qualche minuto abbiamo ripreso un po’ di coraggio, ci siamo autoconvinte che quel cane doveva essere legato nella casa che stava di là dalla salita e ci abbiamo riprovato…finché non abbiamo visto per terra, sulla strada, una macchia nerissima. Cinque volte siamo arrivate fino a quella macchia e cinque volte, pensando fosse una bestia, siamo tornate indietro alla curva da dove eravamo partite, che ormai sembrava l’unico posto sicuro. Disperate, abbiamo telefonato a un nostro amico che era già su, implorandolo di venirci a prendere perché SIAMO SOLE NEL BOSCO, CI SONO DEGLI ANIMALI, AIUTATECI, ABBIAMO PAURA!, e intanto abbiamo ricominciato ad avanzare, tanto per andargli un attimo incontro. A quel punto, la mia amica fa «Cacchio, ho perso il maglione!», e io sono caduta nello sconforto perché non avremmo mai potuto ritrovarlo in quel buio che c’era. Ma poi, improvvisamente, la consapevolezza della verità ci è piombata addosso, a me e a lei nello stesso istante: quella cazzo di macchia nera non era una cazzo di bestia, ma il suo cazzo di maglione. La sensazione è stata indescrivibile. Abbiamo riso come delle pazze, perché davvero solo noi possiamo essere sfigate in questo modo. Ci sentivamo molto in un film di Fantozzi, nella parte di Fantozzi stesso. Ovviamente all’arrivo siamo state sfottute fino alla morte.

La parte non comico-grottesca ha come protagonisti nove amici che la sera del nove agosto stanno su nove sdraio in aperta campagna, a guardare il cielo stellato, facendo la gara a chi vede più stelle cadenti. Io adoro guardare le stelle, è una delle cose che mi emoziona di più, tra tutte le mille cose da cui mi faccio prendere. E mi ha emozionato ancora di più stasera, perché io non sono abituata ad andare in campagna e le stelle così bene le ho viste pochissime volte nella vita. Di stelle cadenti ne ho viste solo cinque, perché poi sono arrivate le nuvole, e quando il cielo si è riaperto era ora di andare a casa. La cosa più carina è che ad ogni stella cadente tutti facevamo lo stesso verso, che assomigliava un po’ alla sospensione emotiva che si ha quando la squadra per cui tifi si avvicina alla porta avversaria, però ancora più emotiva. E un’altra cosa carina, ma questo è scontato, è che avevo su un maglione e sulle gambe una copertina ma sentivo comunque freddo…e me lo sono goduto questo freddo, finché potevo.

Mi sono divertita tanto, ma non riuscivo a smettere di pensare. Pensavo che esattamente un anno fa stavo guardando le stelle. Però ero sdraiata su una coperta. In un prato. Nel paese del mio ex-moroso, anzi un po’ più in alto. Con il mio ex-moroso. Me la ricordo bene quella sera. Avevamo litigato per due giorni per delle cagate, cosa che peraltro facevamo spesso, in particolare quando io me la prendevo perché lui andava in discoteca, e soprattutto se ci andava quando mi aveva promesso che sarebbe venuto da me. Il programma perciò era cambiato, doveva venire lui da me il 10 e invece sono andata su io da lui la sera prima, nonostante avessi già un altro impegno. Siamo usciti con i suoi amici, io ho tenuto il muso tutta la sera, e poi…quando sono salita in macchina lui mi ha bendata, ha messo su I don’t want to miss a thing degli Aerosmith e ha iniziato a guidare. Quando mi ha fatto scendere c’era freddo, sentivo un silenzio assoluto e l’erba sotto i piedi. Mi aveva fatto una sorpresa per farsi perdonare. Una sorpresa che non me la dimenticherò mai, perché era la prima volta che vedevo le stelle così bene, la prima volta che vedevo una stella cadente (e ne ho viste tante tante tante quella sera), perché anche tutto il resto era bellissimo, noi su una coperta, nessunissimo nei paraggi, lui che mi scaldava, sopra di noi un cielo perfetto e davanti a noi un panorama perfetto, le luci del paese e delle città vicine, ma soprattutto perché era la prima volta – e sarà l’unica – che un ragazzo mi conosce così bene da sapere quanto mi piacciono le stelle e mi ama così tanto da fare quindi una cosa del genere per me, anche se io l’avevo trattato male. E non lo so, son cose che danno da pensare, soprattutto per il fatto che è passato un anno preciso, un anno intero. Cioè, sono contenta di averlo lasciato, altrimenti non l’avrei fatto, e ormai sono passati otto mesi, non è che mi sto pentendo, nient’affatto. Però mi ha messo un po’ di malinconia dolceamara pensare a tutto questo.

Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me(Immanuel Kant)

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6 risposte a Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me

  1. Vuc's ha detto:

    Ma che ragazza di città!!! Esci un po’ più spesso dal guscio!!! LA cosa dell’ex poteva esser carina, ma son scoppiato a ridere appena ho letto la canzone di sottofondo. I don’t want to miss a thing degli Aerosmith. Pietà. Pietà!

    😀

    CIAO!!!

  2. masticone ha detto:

    Trovo che tu abbia un sacco di qualità dentro di te
    Mmmm
    Pericolosamente interessante direi

  3. leparoledinessuno ha detto:

    Che bel racconto !
    Complimenti ! Sei una ragazza stra-romantica !
    Da volerti bene ad occhi chiusi !

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