On the outside of love

C’è che io sono fatta così, mi basta poco, mi basta pochissimo per prendermi delle cotte micidiali, delle cotte assurde, ma assurde perché?, assurde perché sì, perché non si può fare così, che dopo non riesco più a studiare e quindi va tutto a mio svantaggio, che io a settembre devo dare tre facciamo due esami e poi l’anno prossimo vorrei anche laurearmi, mi sembra pazzesco dire così, “vorrei anche laurearmi”, devo tenere d’occhio le date per la consegna dei libretti e della tesi e tutte quelle cose lì di cui non ci ho ancora capito una mazza, insomma devo laurearmi, come se io fossi già abbastanza grande, ma se sono già abbastanza grande allora dovrei anche mettermi in testa che…porca miseria, devo smetterla di prendermi delle cotte, che poi sono cotte che non vanno mai bene, ma il problema è che io «vorrei un ragazzo per stare abbracciati sul divano e guardare film e leggere poesie e baciarci e piangere se sono triste e ridere se sono felice e fare foto idiote e immaginare i viaggi che faremo e non avere paura di sembrare stupida», lo vorrei davvero tanto tanto, forse più di qualsiasi altra cosa al mondo, anzi senza il forse, e a dire il vero non mi interessa nemmeno tanto essere indipendente, perché sarei disposta anche a rinunciare a un pezzettino di me stessa per avere qualcuno che mi completi, ma le cotte che mi prendo sono sbagliate, non so se è proprio perché sono sbagliata io, magari sì, fatto sta che a volte penso che semplicemente dovrei cedere alle avances di qualcuno dei miei corteggiatori, solo che loro non mi piacciono, e invece mi piacciono quelli che non posso avere, quelli che per me sono troppo, quelli che per loro io non sono abbastanza, e perché?, perché io alla fine sono fatta così, vado a incasinarmi in imprese impossibili, non nel senso che mi piacciono le sfide, non nel senso che penso di potercela fare, non nel senso che non voglio accontentarmi, ma nel senso che ho sempre un po’ paura delle cose che diventano reali, e sapere di aver perso in partenza rende più lontana la possibilità che questo succeda, e inconsciamente è confortante, insomma la conclusione è che i casini mentali io me li cerco e che ora posso solo fare mea culpa mea culpa, shame on me, eccetera eccetera.

Ok, quando scrivo a volte mi lascio un po’ prendere la mano. A volte. Giusto un pochino. Pochissimo.

…che logorrea.

       I wanna know what it’s like on the inside of love
I’m standing at the gates
I see the beauty above

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4 risposte a On the outside of love

  1. Sir Babylon ha detto:

    Non parliamo di cotte, per piacere. Non parliamone!

  2. Vuc's ha detto:

    Non sai quante volte è capitato a me, soprattutto in momenti di solitudine e tristezza. Una minima attenzione si tramutava in una cotta pazzesca con conseguenti sbronze per non pensarci.
    E i pianti, e la sofferenza, e le perle di pensiero che partorivo da questo dolore, la presa di coraggio, la reazione… Questo è vivere.
    L’ultimo colpo di fulmine l’ho avuto domenica sera, me la sono pure sognata… Ma ormai l’effetto dura poco. Meno ancora le conseguenze!

    • pilar93 ha detto:

      Ahahah ma il bello è che del tuo colpo di fulmine me l’hai pure detto 🙂
      Be, mi consola sapere che non sono l’unica (anche se io non mi sbronzo), a volte mi sento una pazza scriteriata.

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